18 Novembre 2017
LA STORIA
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LA STORIA

Storia del Santuario
Particolare - Lato est del Santuario
Conosciuto in antico come castrum de Ceulis , era uno dei castelli compresi nel distretto della vicina San Miniato al Tedesco, sorto su una collina che domina la media valle dell'Arno. Le notizie risalgono all'anno Mille, mentre gi dal 1194 la sua chiesa, costruita dentro il castello e dedicata a San Michele Arcangelo, citata fra quelle dipendenti dall'antichissima pieve dei Santi Giovanni Battista e Saturnino a Fabbrica, odierno Molino d'Egola, da cui dipendevano molte altre parrocchie della bassa val d'Egola (la pieve di Fabbrica attestata per la prima volta nel 770 da un documento sotto il nome di Peredeo vescovo di Lucca, poi di nuovo nell' 859 e nel 907 in un documento sotto il nome di Pietro II, vescovo di Lucca, diocesi da cui, fino al 1622, dipendeva questo territorio); ricordata ancora nel 1260 fra le 18 chiese suffraganee dipendenti dalla medesima pieve, risulta retta da clero secolare.

Nel 1316, per la sua importanza strategica, il borgo fu conteso da pisani e fiorentini e conquistato da Uguccione della Faggiola, signore di Pisa; preso nel 1333 da San Miniato divenne poi definitivamente, nel 1370, insieme alla stessa San Miniato, dominio fiorentino. Firenze lo dichiar allora libero comune e tale rimase fino al 1774 quando il granduca Pietro Leopoldo lo un a San Miniato.

La storia della chiesa prende definitivamente le mosse nel 1335 quando, in cima alla collina, si insediarono gli Umiliati di regola benedettina, dipendenti dal convento di Ognissanti di Firenze. Con la contemporanea concessione allo stesso ordine del patronato della chiesa da parte del popolo, si diede inizio alla storia del convento o prepositura di Santa Maria e San Michele che, posto nel luogo pi alto del castello, vide accrescere la propria importanza quando, nel 1372, il vescovo di Lucca, da cui allora dipendeva Cigoli, concesse il fonte battesimale. Infine, nel 1447, il vescovo lucchese Baldassarre Manni incorpor a San Michele il beneficio della pieve di Fabbrica.

Nel 1490, a causa della crisi che affliggeva l'ordine degli Umiliati, la chiesa, per le sue cospicue rendite, venne commendata al cardinale di Parma Giovanni Schiaffinati. Il 20 giugno 1579, con bolla del vescovo di Lucca, Monsignor Alessandro Guidiccioni il seniore, la chiesa univa il titolo di pieve di San Giovanni Battista dall'antica pieve di Fabbrica, ormai in abbandono, a quello di prepositura di San Michele; dalla pieve in rovina giungeva il fonte battesimale, oggi sul presbiterio. Dopo la soppressione degli Umiliati, il 7 febbraio 1571, da parte di san Pio V, diventava pievano Pietro degli Usimbardi, primo vescovo di Colle Val d'Elsa. Sempre nel 1579 (1571), come ricorda una lapide nella navata destra, il papa san Pio V univa alla prepositura di Cigoli quella di San Torp a Pisa e di San Michele di Paganica. Il potente Usimbardi aveva concesso, nel 1585, la chiesa, il convento e le terre vicine all'ordine di San Francesco di Paola, mentre aveva restaurato, a sue spese, la chiesa, la canonica e il piazzale pensile (di questo restauro restano le soglie delle porte con il nome del munifico proposto nella canonica).

Le cospicue rendite dei benefici della chiesa spiegano l'avvicendarsi di personaggi famosi nel titolo di pievano o proposto fino al 1770: dal nobile fiorentino Ludovico Martelli, vescovo di Chiusi dal 1585, al cardinale Francesco de'Medici, che ha lasciato a Cigoli un calice e una pianeta e che ottenne la prepositura da Innocenzio XI nel 1686 per tenerla fino al 1709; il cardinale Fulvio Astalli, legato pontificio a Urbino e nella Romagna, poi vescovo suburbicario di Ostia e Velletri, proposto di Cigoli - dove si recava ogni anno in villeggiatura - dal 1709 al 1721; il cardinale romano Bernardo Conti, nipote di Innocenzo XIII, fino al 1730, il cardinale Alamanno Salviati, e poi, alla morte di questo nel 1733, il duca Gregorio Salviati, creato cardinale nel 1770 da Clemente XIV, ultimo a ricoprire questa carica, dal momento che, nel 1789, il granduca di Toscana, Pietro Leopolodo I riuniva i beni dell'antica prepositura a quelli della Pieve e obbligava il cardinale a lasciare gli edifici annessi alla chiesa agli usi del pievano Carlo Bomberini e ai suoi successori; tale disposizione granducale venne sancita dal vescovo di San Miniato Brunone Fazzi con decreto del 20 marzo dello stesso anno. Nel 1794, con la morte del Salviati, che aveva conservato il titolo di Preposto di Cigoli, scompariva definitivamente qualsiasi ricordo degli Umiliati, mentre la chiesa di Santa Maria cominci a chiamarsi pieve di San Giovanni Battista. Veniva conservata solo la festa dell'Assunzione di Maria, antico titolare della prepositura.

L'architettura e le opere d'arte del Santuario

invece oggi abbastanza difficile ricostruire, dall'assetto attuale della chiesa, i vari interventi per risalire all'architettura originaria. Senza dubbio profonde modifiche avvennero con l'insediamento degli Umiliati a met del secolo XIV e con Pietro Usimbardi, che rafforz il terrapieno su cui l'edificio sorge.

La facciata, restaurata nel 1990, reca al centro una grande statua in terracotta di San Giovanni Battista, opera degli inizi del Novecento di Francesco Collina, che completa la facciata rifatta nel 1873, come testimonia una lapide posta sopra il portale centrale.

Questa ristrutturazione ottocentesca modific profondamente anche l'interno dell'edificio. Delle vestigia romaniche si conservano solo un San Michele che schiaccia il diavolo, piccolo bassorilievo in marmo, murato nel primo pilastro di destra, e un capitello sul presbiterio, usato come portacroce. Dell'antico edificio forse quello attuale conserva la struttura a tre navate, mentre i pilastri hanno sostituito le colonne.

Nell'interno, a tre navate, notevole il grandioso tabernacolo gotico in stucco, posto in testa alla navata sinistra, fatto costruire nel 1381 per custodire la venerata immagine della Madonna dagli Umiliati del convento ad opera del fiorentino Neri di Fioravante. Sul lato destro del tabernacolo i pii frati hanno lasciato scritti i loro nomi, mentre erano raffigurati in preghiera ai piedi della venerata immagine; oggi dei sette frati, ne restano solo due. Questa decorazione ad affresco, rappresentante, oltre ai frati, cori angelici musicanti intorno alla Vergine e, nella volta del tabernacolo, adoranti intorno a Cristo pantocratore, risale al Quattrocento ed opera del fiorentino Stefano d'Antonio di Vanni (1405-1483), forse originario della stessa Cigoli o dove comunque acquist alcune propriet, chiamato a Cigoli dagli Umiliati probabilmente dopo il miracolo del 21 luglio 1451. Sempre dello stesso autore negli ultimi anni sono venuti alla luce, nella cappella della Madonna, i quattro Evangelisti, dipinti nelle vele della volta, e i quattro dottori della Chiesa d'Occidente, dipinti nel sottarco.

In testa alla navata destra si trova la cappella di San Giovanni Battista. La statua del titolare incorniciata da una tela raffigurante i Santi Ambrogio da Milano e Francesco d'Assisi, opera di Ferdinando Folchi, che la esegu dopo aver dipinto la grande figura di San Giovanni, sulla parete absidale, e dell'Assunzione di Maria fra cori angelici, nella falsa cupoletta sopra l'altare maggiore; queste opere vennero commissionate al Folchi dal pievano Giovanni Peraimond.

Sulla parete della navata destra collocata una grande tavola raffigurante l'Annunciazione fra i santi Sebastiano e Rocco.

Nella navata destra, stato collocato, nella cappella che un tempo fungeva da battistero della pieve, il Crocefisso di Nino Pisano. La scultura incastonata in un severo tempietto rinascimentale in legno scuro.

Le volte delle navate laterali vennero dipinte negli anni Trenta del Novecento dal sanminiatese Amerigo Ciampini, mentre sulla parete sinistra della cappella della Madonna, tra il 1935 e il 1937, il sanminiatese Dilvo Lotti dipinse la storia del miracolo del 21 luglio.
Dal 6 Dicembre 2011, la prima arcata della stessa navata ospita la Pala della restituzione, un olio su tavola, realizzata tra il 2009 e il 2011 dal pittore samminiatese Luca Macchi, allievo del Lotti.
In occasione della canonizzazione di Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II, il 27 Ottobre 2014, sono stati posti ai lati della porta principale della chiesa le due grandi tele donate e dipinte dalla pittrice e ritrattista livornese Monica Silvia Pizza, raffiguranti i due Papi Santi.
Sempre nello stesso giorno, dopo quaranta anni di assenza, sono state riposizionate ,nelle due nicchie a lato dell'altare maggiore, le statue ottocentesche di anonimo scultore dei santi Luigi Gonzaga ed Agnese, co-patroni della parrocchia di Cigoli.

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Realizzato a cura dell'Ufficio diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici

FONTI

Mariagiulia Burrosi (a cura), Sacre Passioni - Scultura lignea a Pisa dal XII al XV secolo - Milano, 2000.
Roberto Paolo Ciardi (a cura), Visibile pregare - Arte sacra nella diocesi di San Miniato (I) - Pisa, 2000.
Scultura lignea pisana - Percorsi nel territorio tra Medioevo e Rinascimento - Milano, 2001.



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