24 Novembre 2017
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Il Grande Miracolo del 21 Luglio 1451

"IO MI CHIAMO MARIA", Ella rispose, "ED ABITO A CIGOLI TRA ROCCO E MICHELE" e ci detto mandando raggi di luce, disparve.


Verso la met del XV secolo, viveva nel Castello di Treggiaia, Diocesi allora di Lucca, oggi di San Miniato, una donna che la pia tradizione vuole appartenesse alla famiglia Mainardi, a cui successivamente e senza precedente malattia erano morti due figlioletti.
Alla nascita del terzo, il marito della donna che attribuiva la morte degli altri figli alla negligenza di lei, la minaccio di morte se anche questo bambino fosse venuto a perire.
Pu ognuno facilmente immaginarsi con quanto amore e diligenza la donna vigilasse costantemente il suo figlioletto e l´immenso strazio ed il terrore che essa prov quando un giorno rientrando in casa per apprestargli il materno nutrimento, lo rinvenne freddo cadavere.
Presa dalla disperazione non tanto per la perdita del figlio quanto per le minacce del marito, quella sventurata madre concepi l´atroce idea di affogarsi nel fiume Roglio, che l presso mesce le sue acque a quelle dell´Era.
Riposato nella cuna quel gelido corpicino, smaniante, furiosa usc di casa e si avvi verso il fiume, per effettuare il triste suo proponimento.
Mentre correva forsennata per la via, come Dio volle, incontr una Giovane Donna, di nobile portamento, la quale dopo averla amorevolmente confortata e dissuasa nel reo disegno, la ricondusse a casa, assicurandola che il suo figlioletto era ancor vivo.
Entrate nella camera ove esso trovavasi, lo rinvennero esangue ed immobile, ma appena l´Augusta Signora l´ebbe toccato ed alzato sulle sue braccia, si rianimo e cominci nuovamente a muoversi, ad agitare il capo e le piccole mani.
Immensa fu la gioia della madre nel vedersi restituire l´amato figliuolo e dopo aver con tutta l´effusione dell´animo ringraziata la pia Benefattrice, la richiese del suo nome e dove dimorasse, per poterle dare qualche prova della sua riconoscenza.
"IO MI CHIAMO MARIA", Ella rispose, "ED ABITO A CIGOLI TRA ROCCO E MICHELE" e ci detto mandando raggi di luce, disparve.
Dopo alcuni giorni la madre tanto beneficata and al detto Castello di Cigoli con una somma di commestibili per offrirli alla sua benefattrice. Ma ogni ricerca fu vana, non ritrovando alcuna donna che somigliasse a quella da lei incontrata e che abitasse fra i due personaggi indicatile, cio Rocco e Michele.
Gi il volgo cominciava a schernirla, quando il Preposto degli Umiliati, informato della cosa ed illuminato da Dio, comprese che ella cercava e fattala condurre alla Chiesa le scopr la devota Immagine di Maria.
La donna de´ Mainardi appena vedutala, in un impeto di riconoscenza e di amore non pot frenare le lacrime ed ad alta voce dichiar di ravvisare perfettamente nei lineamenti del volto, nelle angeliche maniere, Colei che aveva risuscitato il figlio e che l´aveva salvata dalla morte che stava per darsi nelle acque del Roglio.
Questo miracolo tanto dalla tradizione che da un´ antico documento si dice avvenuto il 21 Luglio 1451.


Fonte:
Francesco Maria Galli-Angelini, Cigoli e il suo santuario (ristampa delloriginale) - Pontedera, 1989.


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Parete del Lotti: Storia del Grande Miracolo.
Storia del Grande Miracolo, 1935-37, pittura murale, cm 480x800 c. Pieve di San Giovanni Battista, Cigoli. Veduta dinsieme.
Nel 1935 il parroco della chiesa di San Giovanni Battista a Cigoli, don Cesare Gemignani, santuario che custodisce la sacra immagine della Madonna con il Bambino, conosciuta come la Madre dei bambini, contatta il curatore Amerigo Ciampini e questo gli propose di affidare il lavoro al giovane maestro d´arte Dilvo Lotti:
fissammo il prezzo: 400 lire, pi o meno il mensile di mia madre infermiera, mamma Giulia. Per recarmi al lavoro noleggiai la bicicletta dal Ciullino, 10 lire al mese. Don Cesare mi offerse la sua incondizionata fiducia e ospitalit, a mezzogiorno: un pasto a tavola in pi per me.
La narrazione del grande miracolo si svolge su una parete di circa 30 metri quadrati, che lotti suddivide in tre fasce orizzontali; l´inizio del racconto nella parte centrale, a sua volta divisa in tre scene che procedono dalla nostra sinistra verso destra: 1) la madre che si accorge della morte del figlioletto; 2)l´incontro con la Signora; 3) il ritorno a casa con la Signora che tocca il bimbo e lo risveglia dalla morte; la fascia pi vicina a terra suddivisa in due scene; 4) la madre che con il bimbo a Cigoli chiede alla gente dove abita la signora Maria; 5) Riconosce Maria nell´Immagine della Madonna; nella fascia pi in alto (6) Lotti realizza una poetica Maest, dove il trono che accoglie la madonna con il Bambino collocato in un paesaggio tipicamente toscano, con schiere di cipressi sulle colline e intorno alla Vergine e al Bambino tutto un festoso sbatter d´ali di angeli e di rondini.
Un dipinto del tempo raffigurante la Madonna con Ges bambino e Angeli, in evidente relazione con il murale del Santuario di Cigoli, conservato nella collezione di E.Gozzini di San Miniato. L´esecuzione del murale si interrompe perch Dilvo deve frequentare il Corso Allievi Ufficiali: le due scene (4 e 5) della parte in basso restano semplicemente disegnate sulla parete. Al suo ritorno porter a termine l´opera.
Ancora nella autobiografia pubblicata nella mostra alla Galleria di Roma del 1941, riferendosi al lavoro del Santuario di Cigoli, scrive: E´ il lavoro pi importante che abbia dipinto.


FONTI:
Dilvo Lotti, L´arte e la fede; Edizioni ETS 2008




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